#NotMe paradossi femministi intorno alla riproduzione

#NotMe paradossi femministi intorno alla riproduzione
Presentazione del saggio "Contro i figli" (Random House Mondadori, 2017) di Lina Meruane
Dialogherà con l'autrice il Prof. Gabriele Bizzarri (Università degli Studi di Padova)

Lina Meruane (Santiago de Chile, 1970) è una narratrice e saggista cilena (di origini palestinesi e italiane) tra le più apprezzate della sua generazione. Attualmente vive a New York, dove insegna Latin American Cultures alla NYU.
La sua prima raccolta di racconti (Las infantas) fa sì che Roberto Bolaño la includa nel “tridente d’attacco” della nuova scrittura nazionale, assieme a Alejandra Costamagna e Nona Fernández. Nel 2004 vince la borsa della Fondazione Guggenheim per scrivere Fruta Podrida e, nel 2010, quella del National Endowment for the Arts, per Sangre en el ojo, a tutt’oggi i due suoi romanzi più importanti, il secondo dei quali le fa vincere, nel 2012, il premio Sor Juana Inés de la Cruz, uno dei maggiori riconoscimenti conferiti alle scrittici in lingua spagnola.
La sua opera, tradotta in inglese, italiano, portoghese, francese e tedesco, comprende anche i saggi Viajes virales e Volverse Palestina.

La malattia e la migrazione –il corpo malato e il corpo migrante-, costituiscono probabilmente i due temi più frequentati dalla sua scrittura, in cui, peraltro, risuona una forte componente autobiografica: diabetica dall’età di sei anni, latina senza figli negli Stati Uniti, Lina Meruane costruisce e disattiva di continuo etichette di identificazione, mobili come le spirali avvolgenti delle sue ‘autoterapie discorsive’.

In "Sangue nell’occhio" (pubblicato in italiano da La Nuova Frontiera), con modalità affini a quelle della autofiction, Lina si confronta, ad esempio, con il tema della ‘salute ad ogni costo’, mandato incontrovertibile dell’individuo immerso nel progetto biopolitico della nazione, riuscendo ad intrecciarlo in modo originale con uno dei motivi più cari alla letteratura cilena del Novecento, quello dell’esilio e dello sradicamento, problematizzando fino all’irriconoscibilità la figura del ‘buon migrante’. Viaggi virali. La crisi del contagio globale nella scrittura dell’AIDS può essere considerato una pietra miliare della critica culturale, in particolare, per lo studio della malattia in letteratura: di fatto, si occupa di delineare una mappa rigorosa del corpus letterario del SIDA in America Latina. L’AIDS viene decostruito pagina dopo pagina in quanto oggetto discorsivo, mentre la scrittura rivela come l’alibi della descrizione clinica abbia silenziato sistematicamente le componenti sociali, politiche ed economiche che costruiscono il significato culturale dell’epidemia.

Il saggio "Contro i figli" viene pubblicato per la prima volta all’interno della collana messicana Versus, la cui linea editoriale si basa sulla proposta di spunti di dibattito ‘politicamente scorretti’. In questo caso, un simbolico “infanticidio”, come modo di troncare drasticamente il legame con “l’eccesso consumista e contaminante che sta sterminando il nostro pianeta”: da una prospettiva che incrocia teoria femminista, ecologismo e critica anti-neoliberista, usando tutte le armi della provocazione e la sottigliezza di una scrittura immaginifica e umorale, Lina Meruane punta i riflettori su uno dei ruoli più innegoziabili della contemporaneità, quello di madre, vero e proprio mandato sociale “scritto sui corpi” della donna, sia dalla biologia che dalla cultura capitalista della “produttività”. Per sua stessa ammissione, il libro risponde ad un bisogno, ad una richiesta non scritta: quella delle nuove schiave del patriarcato, alla ricerca di una cassetta degli attrezzi teorico-critica aggiornata che permetta loro di opporsi alla tirannia della maternità obbligatoria con un “no argomentato”.